Descrizione
In origine Santa Maria delle Grazie fungeva da cappella ad un edificio adiacente dove don Borghesi aveva fondato nel 1687 un cospicuo Beneficio per permettere la dimora di un sacerdote. Tra 1851 e 1852, decaduto il Beneficio, Giorgio Chiesa acquista l’intero terreno, comprendente l’abitazione e la chiesetta, con il fine di edificare un moderno albergo. Grazie ad un accordo con la Diocesi di Trento stilato il 4 marzo 1852, la cappella viene conservata e di fatto inglobata nel grande complesso del “Grand Hotel Cles”. Questo inserimento non ha snaturato l’aspetto della facciata della cappella ed anzi ha contribuito a creare uno degli elementi architettonicamente più caratteristici della centralissima Piazza Granda.
La chiesa presenta linee semplici, in stile eclettico con richiami al romanico ed al gotico; il prospetto ha un portale centrale leggermente strombato, al quale si accede per mezzo di una scalinata ed un grande rosone che permette l’illuminazione naturale dell’interno. Nella parte alta, contraddistinta da spioventi marcati da cornici, vi è una piccola cella campanaria sormontata da una scultura rappresentante la Vergine. L'interno presenta una navata unica rettangolare, suddivisa in due campate con volte a crociera che coprono l'ambiente. Nella parete laterale destra, a fianco dell'altare maggiore, si apre un portalino in pietra che permette l’accesso alla sacrestia. L’altare barocco, proveniente dalla distrutta chiesa di Santa Maria Nuova presso l’antico ospedale di Pez, è opera della bottega clesiana di Vigilio Fortunato Prati, databile tra 1690 e 1710; adornato dalle sculture originali raffiguranti San Sebastiano e San Rocco, reca al centro una Madonna Immacolata con Gesù Bambino in legno intagliato, dipinto e dorato, scolpita da anonime maestranze trentine a cavallo tra Ottocento e Novecento. Alla parete del presbiterio, sopra l’altare, è appesa la pala con la Madonna col Bambino, San Giovanni Evangelista e San Rocco, databile alla fine del XVII secolo. Il quadro reca nella parte bassa uno stemma nobiliare di incerta identificazione, con una stella dorata su campo azzurro ed un grifone su campo bianco. La cappella di Santa Maria delle Grazie conserva uno dei capolavori della pittura murale del Novecento trentino, ovvero il ciclo di pitture a mezzo fresco con storie clesiane di Carlo Bonacina (1945). Quest’ultimo ha dipinto lungo le pareti laterali - con il caratteristico impianto plastico ispirato alla grande pittura italiana del Rinascimento - quattro monumentali scene di oltre quattro metri di altezza, con la Processione per la consacrazione della chiesa, la Madonna Assunta con i santi titolari delle chiese clesiane e il vescovo Bernardo Cles in trono, la Madonna di Fatima e la processione per la riconsacrazione della chiesa arcipretale dopo la Seconda Guerra Mondiale ed il Principe vescovo Bernardo Cles che concede il privilegio clesiano. Per la stessa cappella crea, nel 1946, le formelle in terracotta della Via Crucis.