Chiesa di Santa Maria Assunta - Mechel

La chiesa di Santa Maria si erge al centro dell’abitato di Mechel, in posizione elevata e dominante la piazza centrale. 

© Ufficio stampa - Comune di Cles

Descrizione

Chiesa

Nonostante l’attuale fabbrica sia frutto della ricostruzione dell’ultimo quarto del XVI secolo, numerose fonti scritte citano l’esistenza della chiesa diversi secoli prima.

Il primitivo edificio, relativamente al quale non abbiamo possibilità di conoscere l’aspetto, vista la mancanza di fonti iconografiche, è citato per la prima volta in una pergamena del 1226, proveniente dall’archivio di Castel Bragher, all’interno della quale si elencano gli obblighi per la celebrazione di messe nella chiesa. L’edificio faceva capo alla Pieve di Cles essendo il territorio di Mechel inserito in quell’ambito almeno dal 1128, come indica un documento conservato nell’archivio della chiesa di San Biagio a Nanno. La fabbrica è poi citata in tre documenti trecenteschi, ovvero in due atti del 1328 e del 1354 dove viene definita ‘cappella’ e in un interessante documento del 1393 nel quale si evince come Morando, pievano di Cles, fosse obbligato, a causa di un lascito vincolante del nobile Giorgio di castel Sant’Ippolito, a far celebrare nella chiesa di Mechel “quattro messe basse in settimana e cinque cantate nelle maggiori solennità”. Pare che questo lascito comportasse problemi gestionali al pievano perchè le nuove messe andavano ad intralciare l’ordinario calendario della chiesa di Mechel; la situazione si risolse solo due secoli più tardi, nel 1622, riducendo di fatto il numero di queste celebrazioni e distribuendole in un diverso calendario. 

Nel 1467 il vescovo suffraganeo Albertino è presente a Mechel per consacrare un nuovo altare dedicato ai Santi Fabiano e Sebastiano mentre nel 1529 il vicario Girolamo Vascherio consacra due altari ed il cimitero. Databile in questo lasso di tempo, cioè a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, è uno dei più preziosi beni tuttora conservati all’interno della chiesa, una rara pisside tardogotica in rame dorato che il Weber sostiene provenire dalla sacrestia della vicina cappella di San Lorenzo.

Nel 1579 il cardinale Ludovico Madruzzo incarica monsignor Geronimo di Roccabruna ed il sacerdote Tomaso Desiderato di Coredo di svolgere una visita canonica alla Pieve di Cles; i due incaricati, oltre a rilevare importanti criticità alla stessa chiesa parrocchiale di Cles, come ad esempio infiltrazioni d’acqua dalla copertura in plache di piombo del campanile, trovano la chiesa di Mechel in pessime condizioni, a rischio di crolli. Per questo motivo viene ordinato l’abbattimento e la ricostruzione della chiesa. Le opere iniziano nel 1585, sotto la gestione del pievano Pompeo Arnoldo, economo del principe vescovo e cardinale Ludovico Madruzzo, e si concludono solo un anno più tardi con la consacrazione della fabbrica da parte del vescovo suffraganeo Gabriele Alessandro Galesano, il 12 maggio 1586. L’edificio ricalca le forme della chiesa arcipretale di Cles, in scala minore e senza le medesime misurate proporzioni. La facciata è a capanna, con il timpano meno acuto rispetto alla chiesa di Cles: al centro si apre il portale tardorinascimentale inquadrato da paraste poggianti su zoccoli che sorreggono la trabeazione ed una lunetta cieca. Al di sopra del portale vi è una finestra circolare strombata mentre tutta la facciata è chiusa da contrafforti a tre livelli, del tutto simili a quelli dell’arcipretale clesiana ma in scala ridotta. I prospetti laterali si caratterizzano per il movimento creato dai contrafforti digradanti e per quanto riguarda la fiancata destra, da piccole finestre a tutto sesto strombate. Come nell’arcipretale di Cles, l’interno presenta un’ampia navata unica coperta da una volta a botte arricchita da nervature tardogotiche poggianti su peducci. L'arco santo è caratterizzato da una struttura a sesto acuto in pietra e introduce all’abside pentagonale. I materiali da costruzione sono gli stessi della chiesa arcipretale del capoluogo e di numerosi edifici notevoli come Castel Firmian e Castel Cles; secondo il Negri le pietre più pregiate, da lui definite erroneamente porfidi ma in verità calcari (biancone e rosso ammonitico), provengono tutte dalla cava detta Minerf, posta sopra l’abitato di Mechel.

La scelta dello ‘stile clesiano’ per la costruzione della chiesa, a quasi cinquant’anni dalla scomparsa di Bernardo Cles, denota da un lato che il legame del territorio con quello stile era ancora forte e ritenuto attuale, dall’altro rimarca il ritardo di zone periferiche che non erano ancora pronte per accogliere gli spunti dell’architettura pienamente rinascimentale e manierista presente nei principali centri culturali della penisola. L’architettura della chiesa di Mechel rappresenta, inoltre, assieme alla chiesa di Torra ricostruita nel 1618, l’ultimo esempio di una serie di chiese anauni ispirate alla fabbrica di Santa Maria Assunta a Cles (Denno, Flavon, Quetta, Livo, Vervò, Lanza di Rumo).

Un atto datato 8 febbraio1589, conservato nel libro dei matrimoni dell’Archivio parrocchiale di Cles, cita la chiesa come dedicata a Santa Margherita (Ante clesiam santa Margherita); altri documenti del XVIII secolo non permettono di mettere chiarezza sulla dedicazione della chiesa che fino a quel tempo pare, infatti, essere stata dedicata sia a Santa Margherita che a Santa Maria: nel 1708 è detta di Santa Maria e di Santa Margherita, nel 1766 solo di Santa Margherita. Non si è a conoscenza di quando questa dedicazione decade in favore esclusivo di quella mariana. Nel 1600 viene fondata la primissaria e nel 1603 viene eletto il primo primissario, il clesiano don Pietro Franci. La ‘primissaria’, come spiega Emanuele Curzel, viene costituita dopo la richiesta di un servizio sacramentale stabile da parte della comunità del villaggio; viene creata solitamente tramite la creazione di un ‘beneficio’, cioè una massa di beni la cui rendita garantisce il mantenimento per un prete, deputato alla celebrazione delle messe nella cappella del villaggio, fino ad allora gestite direttamente dal pievano di Cles o da altri preti della pieve. Il primo primissario di Mechel, don Franci, dimora inizialmente a Cles, mancando a Mechel la canonica che viene acquistata nel 1614 grazie al lascito di metà edificio da parte di Giovanni de Romedis. Nel 1622, come accennato in precedenza, viene finalmente decisa la secolare vertenza fra l’arciprete e la comunità di Mechel, rappresentata dal barone Odorico di Firmian: viene accettata definitivamente la nomina del primissario della chiesa di Santa Maria e steso un calendario delle messe e delle processioni, con i relativi obblighi del primissario e dell’arciprete. Fra gli obblighi del primissario, da segnalare quello di “far dottrina ai ragazzi nei giorni di domenica” e quello di “prestarsi ad assistere” in tutto il territorio della parrocchia di Cles dopo aver celebrato la su messa in Mechel. Nel frattempo, nel 1609, viene dato un incarico al pittore Baldessare Rester di Innsbruck, residente a Brez, di dipingere le tre pale degli altari ed altre opere ad olio. L’iconografia delle opere è meticolosamente descritta nei documenti di incarico ma purtroppo “di questi dipinti non esiste più traccia”. Per quanto riguarda sempre il XVII secolo, all’interno della chiesa è invece tuttora conservata una grande tela, opera originariamente esposta nella vicina cappella di San Lorenzo; è datata 1679 ed estremamente interessante poiché, nel paesaggio rappresentato a corollario del "Giudizio Universale" e dei cinque ritratti dei defunti nobili Firmian, è visibile il paese di Mechel dominato dall’imponente palazzo Firmian, detto tradizionalmente ‘castello dalle cento finestre’. Questa testimonianza dipinta rappresenta una delle immagini più antiche ai noi giunte non solo della villa di Mechel ma anche del paesaggio circostante il borgo di Cles, del quale è ben riconoscibile la montagna con il profilo del Faè ed il monte Pin in lontananza.

Nel 1733 la primissaria di Mechel viene eletta a ‘curazia’ e nel 1792 viene concesso anche il fonte battesimale, con nomina del curato spettante sempre all’arciprete di Cles, il quale delegava il curato anche nella celebrazione dei matrimoni e nel seppellire i bambini. Si andava perciò sempre più definendo una certa indipendenza della chiesa di Mechel dall’ambito della parrocchia clesiana, come successe in maniera abbastanza generale in tutta la diocesi trentina nei casi di comunità localizzate nelle zone periferiche delle parrocchie. È interessante leggere dalle fonti le motivazioni che hanno spinto il principe vescovo, nel 1792, ad accordare il permesso di far battezzare i bambini nella chiesa di Mechel, a condizione che l'acqua santa sia prelevata dal fonte battesimale della chiesa pievana di Cles: l’arciprete Manfroni sostiene che “realmente qualche bambino era morto nel riportarlo a Mechel, e che succedevano altri inconvenienti e disordini, fermandosi i compadri e le commadri nelle osterie di Cles”. Nel XVIII secolo la chiesa viene dotata di un nuovo altare maggiore di gusto barocco (cerchia di Teodoro Benedetti), tuttora esistente, con marmi bianchi, rossi e neri ed impreziosito nei primi decenni del secolo successivo da una pala d’altare raffigurante l’Assunzione di Maria, attribuita ad ambito pittorico trentino, forse al clesiano Gian Battista Lorenzoni. Nella fabbrica vengono posizionati anche due altari laterali marmorei, attribuiti ad Antonio Giuseppe Sartori ed ospitanti ora le statue lignee moderne con la Vergine Maria e la San Giuseppe col Bambino. Nel 1849, quando il villaggio di Mechel arriva a contare 375 abitanti, si rende necessario un ampliamento della fabbrica, analogamente a quanto successo trent’anni prima alla chiesa arcipretale di Cles. Sotto la guida di don Matteo Widmann la navata viene allungata e la facciata spostata più a monte, su disegno del geometra Giovanni Brugnara; la data 1849 incisa nella pietra accanto al portale di settentrione ricorda questo avvenimento. Nel 1857 viene ampliata anche la sacrestia mentre nel 1868 vengono ristrutturati la cinta muraria ed il campanile.

Le forme odierne della fabbrica vengono quindi acquisite nel corso dell'ultima campagna di ampliamenti, senza stravolgere il caratteristico aspetto in ‘stile clesiano’. Nel 1940 viene rinnovata la pavimentazione; i lavori purtroppo disperdono diverse lapidi sepolcrali che Simone Weber, nel suo libro del 1937, ci descrive come “tutte del sec. XVII appartenenti alle famiglie Firmian, de Odorizzi, de Andreis, de Leonardi e di un prete di Mechel”. Fra le lapidi anticamente presenti resta murata sul fronte principale la lapide sepolcrale del grande matematico, astronomo e filosofo don Francesco Borghesi (1732-1802), primissario a Rumo dove, dopo aver incontrato l’orologiaio Bartolomeo Antonio Bertolla (1702-1789), fondò con lo stesso una società di fatto per progettare e realizzare orologi astronomici che divennero noti e ricercati in tutto l’impero asburgico. Il 22 dicembre 1943 la chiesa viene eretta a parrocchiale, sancendo l’indipendenza dall’arcipretale di Cles. Inizialmente è vicario monsignor Giacomo Dompieri, dal 1943 al 1945, seguito dal primo parroco effettivo, don Francesco Daz. Nel 1962 la sacrestia viene danneggiata da un incendio che causa la perdita di numerosi paramenti e oggetti liturgici. Dopo i lavori di ripristino dovuti all’emergenza, nel 1975 si pone mano all’intero edificio con il rifacimento della pavimentazione interna e del sagrato, la sostituzione della copertura, la posa di uno zoccolo perimetrale interno in marmo, l'elettrificazione delle campane e il rinnovamento degli impianti.

Nel 2008, su progetto dell'architetto Ruggero Mucchi, viene consolidato il muro di sostegno presso il sagrato, rifatta la copertura dell’edificio ed eseguiti interventi di manutenzione straordinaria.

Modalità di accesso

La chiesa è aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.00 e le Sante Messe si svolgono ogni mercoledì alle 20.00 e ogni domenica alle 9.00.

Indirizzo

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