Chiesa di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo è situata ai margini nord orientali del centro storico di Mechel, non lontano da Castel Firmian.

© Ufficio stampa - Comune di Cles

Descrizione

Chiesa

Documentata per la prima volta nel 1390 e restaurata nel 1529, presenta interessanti affreschi tardogotici e una rara immagine del Simonino.

La posizione vicina al maniero (Castel Firmian) ha fatto ipotizzare ad alcuni studiosi, in primis a don Francesco Negri, che la cappella fosse originariamente parte integrante del comparto castellano e che fosse inserita all’interno di una cerchia muraria. Lo stesso Negri, sulla base di una pergamena del 1185, suppone che il sito recintato formato da un edificio con la chiesetta fosse in quell’epoca proprietà dell’abbazia di San Lorenzo fuori le mura di Trento. Di fatto, nell’area del paese tra la cappella di San Lorenzo ed il Castel Firmian, definita tutt’oggi nella cartografia con il toponimo Clesura, un edificio merlato conserva particolari caratteristiche che potrebbero essere riconducibili a quelle di una struttura di servizio, rendendo quindi verosimile l’inserimento in un sito più complesso. Non abbiamo però conferme a queste ipotesi non esistendo altre fonti scritte o iconografiche al riguardo.

La prima menzione certa della chiesa di San Lorenzo si ritrova in un atto del 1390. Restaurata al principio del Cinquecento, viene riconsacrata l’11 ottobre del 1529 dal suffraganeo di Trento, Girolamo Vascherio, il quale ne benedice il cimitero il 12 ottobre 1529. La cappella ha un’aula unica rettangolare terminante in un’abside poligonale tardogotica e una facciata a capanna contraddistinta da un portale in pietra calcarea a sesto acuto, sormontato da un rosone e da un’ampia monofora gotica che danno luce all’interno. Tutto il perimetro esterno è percorso da uno zoccolo con semplice cornice in pietre calcaree rosse e bianche; il lato destro  e l’abside presentano interessanti finestre gotiche trilobate mentre l’intonaco esterno dell’abside è dipinto con un finto bugnato angolare di colore rosso. L'interno presenta una navata unica strutturata in due campate, sottolineate dalle nervature della volta di copertura. L'arco santo è tipicamente gotico, a sesto acuto, ed immette nel presbiterio poligonale coperto da una volta a spicchi con nervature lapidee. Queste ultime sono dipinte con un motivo decorativo a fascette di colore rosso, giallo e blu e si incrociano in una chiave di volta circolare in pietra scolpita dalla quale si dipartono, a guisa di simbolico astro celeste, dei raggi affrescati. Grazie ad un cartiglio affrescato sopra la finestra sinistra del presbiterio, recante la scritta “1508 ADI 28 DE SETEBER”, sappiamo che questa decorazione pittorica risale al 1508.

La parete sinistra della navata, l’arcone e la parete absidale di fondo, conservano dipinti tardogotici a mezzo fresco, realizzati nel 1509 e nel 1521, come si evince dalle iscrizioni apposte dagli artisti sugli stessi. La scena rappresentata nell’abside, con il Cristo Crocifisso circondato dalla Madonna e da San Lorenzo recante in  mano la graticola, simbolo del martirio, ha perso tutte le rifiniture date a secco e quindi risulta solo parzialmente leggibile. È interessante, nella parte inferiore del dipinto, la presenza dell’iscrizione “HOC OPPUS F F N F NICOLAII DE: SONIS DE MECLO: DIE 10 MESIS MAY 1509” e di uno stemma diviso in due campi, rosso e grigio, forse appartenente alla famiglia de Sonis, l’unica investita del titolo di nobiltà vescovile a Mechel in quel periodo. I dipinti datati 1521, opere popolaresche di un pittore ritardatario, si trovano ai lati dei piedritti dell'arco santo e presso la parete laterale destra della navata all'altezza della seconda campata. Il quadro votivo più interessante rappresenta l’immagine della Madonna col Bambino, descritta secondo l’iconografia dell’Immacolata Concezione: la Vergine, in piedi e circonfusa di luce, con i lunghi capelli sciolti e la corona sul capo, regge in braccio il Figlio ed è posata su una falce di luna. Ezio Chini, riguardo ad un affresco con l’Immacolata Concezione presente a Fondo, spiega come questa iconografia sia “[…] diffusissima nell’area tedesca e, in genere, nordica, a partire dagli anni ’70 del Quattrocento, dalla pittura, alla scultura, alle incisioni. […] la particolare iconografia della Vergine riporta direttamente all’area culturale tedesca, essendo assai rare, in Trentino, immagini simili”. Chini sottolinea poi come questa iconografia vada considerata come “[…] un interessante documento della compresenza di orientamenti stilistici diversi in un’area di confine […]”. Sopra l’immagine della Madonna col Bambino si legge “QUESTA OPERA F F DONA VERONICHA P SUA D[…]A DOVACIO MATER DEI MISERE MEI 1521”. Lo stesso artista, il cui stile rappresenta un esempio del perdurare di influenze gotiche nordiche a Cles e in Valle di Non in periodo rinascimentale, dipinge un Santo Vescovo, un San Lorenzo, un San Sebastiano e una rara immagine del Simonino, recante nelle mani uno stendardo e sormontato dall’iscrizione “JOHANES FILIUS MICAELIS (S)ONIS PAULEN DE MECLO F F HAC IMAGINES BEATIS […] P SUA DEVOCIONE 1521”.

Nel 1579 la cappella era munita di tre altari dedicati a San Lorenzo, San Rocco ed ai Santi Fabiano e Sebastiano. Di questi l’unico superstite è l’altare maggiore intitolato a San Lorenzo, del tutto barocco nella sua struttura movimentata e teatrale, caratterizzata da colonne tortili e dall’imponente coronamento mistilineo con volute. La struttura lignea, dipinta a finto marmo, è attribuita alla bottega clesiana di Vigilio Fortunato Prati e databile al secondo decennio del Settecento. L’altare è adornato con otto statue, sette delle quali (Santa Barbara, Sant’Antonio con Gesù Bambino, San Francesco d’Assisi, angioletti alati) sono ascrivibili sempre alla bottega di Prati e dipinte in monocromo bianco per simulare la resa della pietra calcarea. La statua policroma posta nella nicchia centrale rappresenta il santo titolare ed è opera del 1927, firmata dagli scultori locali Lorenzo Odorizzi e Costante Poletti, acquistata su intercessione di don Angelo Decaminada con i fondi donati dagli emigranti in America.

Nel 1836 viene effettuato un primo restauro della chiesa: la fabbriceria della chiesa curaziale eroga 200 fiorini per il “rifacimento della cadente chiesa di San Lorenzo”. Sotto la guida di don Angelo Decaminada vengono effettuate diverse opere: nel 1909 si interviene per ridurre il degrado dato dall’umidità, nel 1923 viene rinnovato il muro di cinta e nel 1927 viene abbassato il sagrato “asportando 300 carri di materiale”. Lo stato di degrado in cui riversava la fabbrica nella seconda metà del Novecento porta, nel 1975, il restauro ed il trasferimento nella parrocchiale di Santa Maria Assunta della grande tela seicentesca con il Giudizio Universale ed i ritratti di cinque defunti della famiglia Firmian, nonchè della rara pisside gotica in rame conservati originariamente nella chiesa, come ricorda anche Simone Weber nel suo libro del 1937.

Finalmente nel 1995 don Bruno Magagna e l'associazione locale "Gruppo San Lorenzo" promuovono una raccolta di fondi per un restauro conservativo dell’edificio ed un riordino degli spazi esterni che si attuano nel 1997.

Modalità di accesso

La chiesa viene aperta durante le occasionali funzioni liturgiche.

Indirizzo

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