Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

La chiesa di San Pietro a Maiano è ricordata per la prima volta nel 1348. Recenti scavi archeologici interni hanno testimoniato l’antichissima origine dell’edificio grazie al rinvenimento di sepolture datate tra VI e VIII sec. d.C.. 

© Ufficio stampa - Comune di Cles

Descrizione

Chiesa

La chiesa di San Pietro a Maiano sorge in posizione leggermente rialzata su un dosso morenico glaciale, affacciata sui ripidi pendii che circondano il profondo lago artificiale di Santa Giustina. L’edificio, ad aula unica (pressoché quadrata), abside poligonale e campaniletto in facciata, è semplice e lineare; l’unico particolare architettonico esterno relativamente elaborato è il portale in stile manierista. Caratteristiche sono le coperture, composte da tradizionali scandole lignee, e il ripido tetto goticheggiante dell’abside. Come nelle cappelle clesiane di San Tommaso, San Vigilio, San Lorenzo e Santa Lucia, anche San Pietro a Maiano è circondata da uno spesso muro di cinta, un tempo delimitante il cimitero. 

Le fonti documentali riguardanti l’edificio sono scarse: la cappella è ricordata per la prima volta nel 1348 e successivamente in un’investitura del 1467 registrata nel Codex Clesianus, nella quale si nomina la riconferma dei suoi beni. Un documento redatto nel 1613 dal cardinale Carlo Madruzzo definisce la chiesa di Maiano come “immediatamente soggetta alla Chiesa di Santa Maria del Borgo di Cles”. Nella sua lunga storia la cappella ha subito numerosi rimaneggiamenti e ricostruzioni. I documenti e soprattutto gli scavi archeologici, nonché i restauri attuati tra il 2003 ed il 2005 diretti dall’arch. Ruggero Mucchi e dall’ing. Antonio Wegher, ci permettono di fare luce sulla vita dell’edificio. Lo scavo interno alla cappella, eseguito sotto la direzione scientifica dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, ha rilevato l’esistenza di una piccola struttura absidata, composta di grosse pietre legate, appartenente a un edificio tardoantico; altre tracce di questo primitivo piccolo edificio sono delle buche di palo che ne rivelano l’originale struttura in gran parte lignea. Accanto all’absidiola sono state rinvenute due sepolture altomedievali, una delle quali è stata datata tra VI e VIII sec. d.C. grazie al ritrovamento di un manico di pettine in osso, probabile corredo del defunto di sesso maschile. Il ritrovamento durante lo scavo di un possente muro, tra la navata e l’abside odierne, ha permesso di rilevare come nella seconda fase l’edificio avesse una pianta perfettamente quadrata, forse collegata alle sepolture con funzione di mausoleo.

All’interno dell’attuale abside secentesca è stata rintracciata l’abside romanica, in parte conservata anche in alzato poiché inglobata nelle attuali murature, appartenente alla terza fase costruttiva a noi nota. Sembra quindi che la precedente struttura quadrangolare sia stata sfruttata in un secondo tempo dalla comunità per usi cultuali pubblici. Fra le pietre usate nella fabbricazione dell’abside romanica a calotta è stato individuato anche un frammento di lastra d’età carolingia, decorato con una croce e una ruota, probabilmente proveniente dal suddetto primitivo edificio. 

L’attuale struttura della cappella di Maiano è quindi articolata in una antica navata quadrangolare, sulla quale è stata costruita nel 1665 una volta a botte tardogotica sostenuta da sei pilastri addossati alla parete; l’abside, decorata da costoloni gotici in tufo, è una ricostruzione dello stesso periodo, mentre la piccola sacrestia addossata alla parete nord ha un portale tardorinascimentale datato 1627. Il campanile in facciata, nelle sue linee semplici, pare contemporaneo a questi rifacimenti seicenteschi, voluti dall’Arciprete di Cles e Decano foraneo Giacomo Madruzzo. Nel 1849, in previsione della visita del vescovo Giovanni Nepomuceno de Tschiderer, l’edificio viene restaurato e la scala di accesso al sagrato spostata dal lato ovest a quello sud per dare più spazio alla strada antistante la chiesa. Nel 1931 vi è una parziale ricostruzione dei muri esterni del terrapieno verso valle e il rifacimento delle coperture. Nel 1977, accertata la "situazione di grande degrado" in cui versava la chiesetta, la Provincia autonoma di Trento promuove un intervento di restauro del manto di copertura con la sostituzione delle scandole lignee ed il consolidamento delle murature pericolanti. All'interno, la ricerca di superfici affrescate mediante saggiatura delle pareti porta al rinvenimento di parte degli affreschi trecenteschi; i lavori di scoprimento vengono effettuati nel 1979 dalla Soprintendenza mentre la loro valorizzazione e l’attento restauro avvengono solamente venticinque anni dopo. 

Gli affreschi gotici della cappella di Santi Pietro 

L’interno della chiesa serba affreschi medievali che appartengono ad almeno tre botteghe di diversi maestri.

Tutte le scene della controfacciata (Natività e Adorazione dei pastoriAdorazione dei Magi), della parete destra (frammenti con Crocifissione e Figura di donatrice) e in gran parte anche della parete sinistra (Ultima cenaMorte della Vergine) appartengono ad un anonimo pittore tardotrecentesco lombardo di probabile formazione veneta, il cosiddetto Maestro di Sommacampagna, identificato da Roberta Bonomelli con “magister Johannes de Volpino” (Giovanni di Costa Volpino). La critica non è completamente concorde su quest’ultima attribuzione; si continua perciò a parlare di Maestro di Sommacampagna quando ci si imbatte in affreschi con queste caratteristiche pittoriche del tutto singolari  e riconoscibili: linea di contorno molto spessa (a guisa di ‘fumetto’), grande fantasia descrittiva, bidimensionalità, ridotta gamma di cromie. Sulla presenza del Maestro di Sommacampagna a Maiano non ci sono dubbi: l’Ultima Cena della parete Nord, per esempio, è analoga a quella esistente nella cappella di San Vigilio nel quartiere di Pez e attribuita senza esitazioni a questo pittore. Il Maestro di Sommacampagna è un prolifico pittore itinerante del quale si conoscono diverse opere in Trentino, in Alto Adige, in Veneto e in Lombardia. Ezio Chini ricorda come l’ampio ciclo della chiesa di San Michele a Cambianica (Bergamo), attribuito al Sommacampagna, sia datato 1364. Nel veronese dipinge la chiesa di S. Andrea a Sommacampagna, nella quale appone la data 1384. Nella cappella di Maiano gli affreschi del Maestro di Sommacampagna non sono singoli quadri votivi ma sono coordinati in un ciclo neotestamentario. Nella controfacciata vi sono i primi episodi di questo ciclo: all’interno di una semplice cornice il pittore racchiude in una scena congestionata i due episodi della Natività e dell’Adorazione. Nella scena della Natività è interessante notare come la levatrice Maria Salomè sia identica alla figura di orante che compare nella chiesa di Pavillo, segno che il Sommacampagna non mirava assolutamente ad una individualizzazione dei suoi personaggi ma riutilizzava di continuo modelli. Lungo la parete sinistra, pesantemente violato dalla costruzione seicentesca della volta, vi è l’affresco con l’Ultima Cena, nella sua tradizionale iconografia lombarda. Segue la rappresentazione della Dormitio Virginis, episodio che non si è conservato interamente a causa dell’apertura di una porta per accedere alla seicentesca sacrestia.

L’unico affresco rimasto della parete destra della navata si trova nella prima campata e presenta tracce di una Crocifissione e una figura femminile nell’atto di pregare, probabilmente una anonima committente. Una indicazione per potersi avvicinare all’identità della donna è data dal copricapo che ricorda quello vedovile trecentesco, caratterizzato da fasce di tela bianca inamidata che circondano la testa e il viso. Documenti trecenteschi citano alcune esponenti della famiglia Clesio capaci di una certa influenza quali donna Agata e donna Agnese (riportate in atti notarili del 1348) e Margarita, ricordata nel 1385 quale vedova di Riprando d’Arsio, investita come tutrice dei figli di tutti i beni loro spettanti. Purtroppo non esistono notizie positive che ci consentano di individuare con certezza chi sia questa possibile donatrice. L’arco santo e una piccola parte dell’abside romanica (quest’ultima visibile grazie a due fessure laterali aperte intenzionalmente durante gli ultimi restauri) presentano inediti affreschi con un’Annunciazione e una Teoria di Santi in trono (Apostoli?). Purtroppo gli affreschi dell'arco santo, che si svolgono appunto su due registri, risultano gravemente compromessi dai lavori seicenteschi ma permettono di comprendere come siano opera di un pregevole autore ignoto tardo trecentesco, di scuola veneta altichieresca e quindi di maggiore qualità rispetto al Maestro di Sommacampagna.

Nella parte inferiore dell’arcone, sotto l’episodio dell’Annunciazione con la Vergine, vi è una Madonna del Latte.

Nella zona inferiore della parete sinistra, sotto la rappresentazione dell’Ultima Cena, compare un brano d’affresco a carattere votivo, raffigurante le Nozze mistiche di Santa Caterina. La santa non porta la corona, né ha l’anello, né la ruota dentata, ma esclusivamente la palma del martirio; il suo atteggiamento nei confronti del Bambino e il volgersi spigliato di quest’ultimo verso di lei però, offre pochi dubbi sull’individuazione dell’episodio delle "Nozze mistiche". Questo affresco è il più antico della cappella, riferibile comunque alla seconda metà del Trecento, sicuramente precedente al ciclo del Maestro di Sommacampagna, dato che l'intonaco del riquadro con l'Ultima Cena si sovrappone a quello sottostante della Santa martire. Questa immagine appartiene ad un pittore gotico di formazione veneta, dai tratti disegnativi sottili, nel quale sono forti il senso plastico delle figure e la caratterizzazione psicologica. L’esterno della cappella di Santi Pietro presenta tracce di pittura a fresco, dislocate nella parte superiore e laterale destra della facciata: è possibile scorgere sopra il portale una Madonna con Bambino e, alla sua destra, un grande San Cristoforo. I lacerti non permettono di identificare l’autore né di avanzare ipotesi cronologiche definite (XIV-XV secolo).

L’altare e la pala della cappella di Maiano

La chiesa di San Pietro possiede un unico altare, di stile barocco, in legno dorato e intagliato, poggiante su una mensa in muratura rivestita frontalmente da un paliotto opera della bottega clesiana degli Strobl. Munito di una discreta pala tardorinascimentale, rivela nelle dimensioni e nella data apposta sopra la mensa (1656) la sua diversa collocazione originaria. Le ricostruzioni dell’abside e della volta della chiesa sono infatti datate 1665: prima di questa data la cappella era molto più bassa e non poteva accogliere il pregevole altare. La diversa destinazione iniziale dell’opera pare confermata anche dal fatto che fra le cinque statue lignee che la decorano (San Paolo, Sant’Antonio, Madonna col Bambino, Santa Caterina d’Alessandria, Santa non identificata) manca la figura di San Pietro, santo titolare della cappella. L’altare ligneo, voluto a Maiano dall’Arciprete Giacomo Madruzzo, è di difficile attribuzione. L’esistenza in quel periodo a Cles della scuola di intagliatori Strobl, fa pensare ad un autore locale. La pala rinascimentale, olio su tela di pittore ignoto della fine del Cinquecento (il Weber sostiene nella sua opera che nel 1579 la chiesa “aveva un altare consacrato, ma senza pala”), rappresenta una Crocifissione e i due Santi Pietro e Filippo.

Modalità di accesso

La chiesa viene aperta durante le occasionali funzioni liturgiche.

Fino al 31 ottobre la chiesa rimarrà aperta il mercoledì, venerdì e sabato dalle 14.00 alle 18.00.

Indirizzo

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