Descrizione
Fino all’8 novembre 2026, alla Batibōi Gallery in Piazza Luigi de Campi 5 a Cles, sarà possibile visitare la mostra “Don’t Break My Heart”, a cura di Romina Zanon e di Marcello Nebl.
L'esposizione, frutto di un progetto fotografico realizzato dalla fotografa Zanon tra il 2016 e il 2025, racconta il percorso interiore di Federica dopo la perdita della madre: un tempo sospeso, attraversato dal dolore, dalla solitudine e dalla necessità di ricostruire nuovi significati. Il lutto apre uno spazio di vulnerabilità e fragilità, in cui l’assenza diventa confronto quotidiano con il vuoto e con la perdita dei propri punti di riferimento. In questo silenzio entra, inattesa, la musica di Den Harrow, le cui canzoni diventano per Federica un rifugio emotivo. La leggerezza della musica anni Ottanta si insinua nelle crepe della sofferenza, restituendo energia, desiderio e possibilità di immaginare un futuro. Il sogno di incontrare il musicista assume il valore simbolico di una rinascita possibile, una tensione verso l’altro che riaccende l'attesa e la voglia di vivere.
Per Romina Zanon questo progetto fotografico si è rivelato anche un'esperienza importante di ascolto e di relazione, in cui le immagini hanno saputo generare riconoscimento reciproco e attivare forme di empatia che eccedono la dimensione estetica. In questa mostra la fotografia, infatti, non agisce solo come strumento narrativo, ma anche come pratica capace di favorire consapevolezza, autodeterminazione e nuove forme di partecipazione alla vita relazionale. Attraverso le immagini e i testi autobiografici che accompagnano il percorso espositivo, Federica ha potuto rielaborare il proprio vissuto, trasformando un'esperienza privata in uno spazio di condivisione collettiva, interrogando la resilienza femminile, non come semplice capacità di resistere, ma come processo complesso, fatto di fratture, adattamenti e inattese aperture.
La mostra, realizzata con il Patrocinio del Comune di Predaia, è a ingresso libero e visitabile il venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 18 e durante le giornate di apertura di Palazzo Assessorile, rivolgendosi alle custodi.
Tanti gli appuntamenti correlati in programma a BatibōiLAB, in Piazza Cesare Battisti: laboratori gratuiti per tutte le età, a cura dell’atelierista della cooperativa Isa Nebl. Il 4 e 31 luglio e il 4 settembre ci sarà “Cuori fuori”, per creare insieme una costellazione di cuori con materiali spaziali. Il 10 luglio, il 14 agosto e l’11 settembre “Caro amico mi scrivo”, per costruire cartoline di ritagli, sogni, desideri e possibilità. Il 17 luglio, il 28 agosto e il 25 settembre “Autoritratto senza volto”, laboratori di fotografia creativa per dire chi sei, senza dire chi sei. Il 24 luglio, 21 agosto e il 18 settembre “Il mio set fotografico”: piccole scene per grandi immaginazioni. Questi appuntamenti si svolgono dalle 16 alle 18, la prenotazione è obbligatoria.
Appuntamento speciale mercoledì 2 settembre, dalle 9.30 alle 12.30, con un laboratorio di photocollage dal titolo “SupeEroi_SuperEroine”, per trasformarsi in personaggi immaginari. A cura della fotografa Zanon. Inoltre, venerdì 7 agosto e sabato 26 settembre, a partire dalle ore 18.00, si terranno due visite guidate alla mostra, con la speciale opportunità di scoprirla da vicino insieme alla sua autrice. La partecipazione è gratuita, ma è richiesta la prenotazione.
Da settembre 2026 la mostra sarà arricchita da visite guidate e laboratori dedicati alle scuole e ai gruppi organizzati.
Per maggiori informazioni e prenotazioni visitare il sito www.lacoccinella.coop, oppure contattare la cooperativa al numero 0463 600168 o alla mail batiboigallery@lacoccinella.coop.
«“Don't Break My Heart”è un progetto che ha attraversato oltre dieci anni della mia ricerca artistica – afferma Romina Zanon, fotografa e autrice della mostra –. Nato dall'incontro con la vicenda personale di Federica, si è progressivamente trasformato in un'indagine sulla relazione tra memoria, identità e immaginazione, ma anche sulle possibilità della fotografia di agire come dispositivo sociale e relazionale. Nel seguire il suo percorso attraverso l'esperienza del lutto e della ricostruzione di sé, ho compreso come la fotografia non sia soltanto uno strumento di rappresentazione, ma un luogo di negoziazione dei significati, uno spazio in cui l'esperienza individuale può aprirsi a una dimensione collettiva. La storia di Federica costituisce il punto di partenza di una riflessione più ampia sulla vulnerabilità, sul desiderio e sulla capacità umana di attribuire nuovi sensi alla propria esistenza. Per questo ho scelto di allontanarmi dalle convenzioni del racconto documentario lineare, costruendo una narrazione stratificata in cui fotografia, testo, diaristica personale, video convivono come elementi di una stessa tessitura visiva. Questa mostra non intende raccontare soltanto la storia di una donna che attraversa il dolore della perdita e cerca nuove forme di appartenenza, ma interroga il modo in cui ciascuno di noi costruisce la propria memoria, abita le proprie assenze e immagina possibilità di rinascita. Attraverso questo progetto cerco di esplorare la capacità delle immagini di trasformare un'esperienza individuale in un terreno comune di confronto e di relazione, confermando la fotografia come pratica di ascolto, di riconoscimento e di partecipazione sociale».
«Questa mostra si rivela indispensabile – spiega Stefania Sicher, coordinatrice pedagogica cooperativa La Coccinella e manager territoriale del Distretto Famiglia della Valle di Non – perché affronta un tema ineludibile, connaturato alla vita. Il progetto offre a ciascuno di noi spunti personali per contattare il tema della perdita, e per interrogarsi sul suo significato. Anche i delicati laboratori che accompagnano l’esposizione favoriscono riflessioni profonde e momenti di autentico confronto interiore. Una mostra intima, che aiuta ad aprire spazi di riflessione individuali e a generare forme di risposta collettiva al dolore, e, allo stesso tempo, uno spazio di pensiero nel quale poterne intuire il suo potere trasformativo. La mostra assume inoltre un importante valore educativo e pedagogico: offre strumenti per elaborare emozioni spesso difficili da nominare e condividere, promuovendo l’ascolto di sé e degli altri. In questo senso, l’arte si configura come uno strumento di apprendimento e di cura, capace di accompagnare persone di età diverse nella comprensione di momenti che appartengono alla condizione umana. Un’iniziativa di grande rilievo, sia per la nostra Galleria, sia per il nostro territorio, grazie alla sua capacità di coinvolgere la comunità attorno a una dimensione tanto universale, quanto necessaria».