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Cenni storici

Cenni storici su Cles

Cles è il capoluogo della Valle di Non: si trova a un'altitudine di 635 metri  e conta circa 6500 abitanti. L'altopiano in cui è situato è dominato da una corona di montagne di eccezionale bellezza in cui spicca il Gruppo delle Dolomiti di Brenta. E' centro di notevole importanza storica; infatti ha origini molto antiche, che risalgono all'epoca neolitica e all'età del bronzo, come risulta da molti ritrovamenti archeologici. Il ritrovamento di numerose monete romane a Cles testimonia la grande importanza del paese già nei primi secoli dopo Cristo. Va ricordato che a Cles  furono rinvenute, oltre alla Tabula Clesiana, altre cinque epigrafi sacre e una stele funeraria.

Intorno all'anno 1000 era il centro delle cinque gastaldie delle valli del Noce e a Cles era insediato un Gastaldo, carica che risale al periodo longobardo, con poteri amministrativi, giudiziari e talvolta anche militari.

Al tempo delle lotte fra i Vescovi di Trento e i Conti di Castel Tirolo, durante il XIII e il XIV secolo, la massima potestà delle due Valli, e di Cles, era un Capitano Tirolese, con poteri amministrativi e di giurisdizione. In quel tempo (1454) la comunità clesiana elaborò la sua prima Carta di Regola che in seguito venne modificata e riscritta (nel 1641 e nel 1771).

Dal 1004 al 1803 Cles restò sempre sotto il dominio dei principi vescovi di Trento.

Da Cles prese il nome la nobile famiglia dei Cles (latinizzati in Clesio), una fra le più antiche e illustri del Trentino. Essa diede i natali a Bernardo Cles, principe-vescovo di Trento e cardinale dal 1530, artefice del Concilio di Trento, consigliere di imperatori, principe rinascimentale, sagace giurista, costruttore di chiese e castelli, nonché promotore della ricostruzione di Castel Cles.

Sopra un'altura sulle sponde del lago artificiale di Santa Giustina, l'antichissimo Castel Cles caratterizza con la sua presenza il paesaggio dell'intera valle.

Già nel medioevo Cles era diviso in tre vici: Pezo o Pecio, Spinaceda e Prato, centri che conservano tuttora la loro vecchia denominazione. La comunità clesiana era però più allargata e comprendeva anche Maiano, Dres e Caltron (Regola del 1454).

Il vicus di Pez comprendeva le case che circondavano l'attuale piazzetta allargandosi brevemente verso le Moje e lungo Via Romana fino all'attuale Casa Juffman. Via Romana fu una mulattiera importantissima in quanto era la sola che congiungeva le due sponde del Noce. Passava per Pez e proseguiva lungo la campagna uscendo al bivio di Rallo e superato il Rio Bosco (Ribosch) scendeva verso il burrone, sul quale era stato costruito in epoca romana il Ponte Alto (pons altus).

Il vicus di Spinaceda formava un quadrilatero incluso tra le attuali Via G.B.Lampi e Via T.Claudio, delimitata lateralmente tra il Vicolo del Canalone e la piazzetta di Spinazzeda. Vi passava l'unica via che congiungeva la Traversara di Molveno e la Rocchetta con il Tonale e le Palade.

Il vicus di Prato attorno alla odierna Piazza Granda completava la civitas clesiana; prossimo a Spinaceda era però separato da orti e campagna. Comunicava con più difficoltà con Pez perché l'odierno Corso Dante era pascolo e impluvio di acque che si riversavano nella vasta palude formando un autentico lago poco profondo, che arrivava fino al Doss di Nancon, e poi un altro più grande, che giungeva fino al dosso di Tallao in prossimità di Tuenno.

Accanto ai tre vici medioevali vi erano inoltre quattro rioni, al tempo non considerati vici sia per la distanza dalla borgata sia per l'esiguità dei nuclei.

Il toponimo Cles.

Il toponimo del paese è molto antico. Appare per la prima volta in un documento del 1144 (de Clesio). In seguito si trovano: nel 1163 de Cleise, nel 1191 de Cleis; nel XII secolo de Clavasse (ma questo toponimo sembra riferirsi a una località non lontana da Tassullo); nel 1205 de Cleisso; nel 1242 de Clexo.

Il nome della località deriva quasi di sicuro dal latino ecclesiae (chiese). In una pergamena di Mechel, del 1185, gli abitanti di Cles sono chiamati ecclesienses e ciò confermerebbe forse la derivazione dal latino. Non si può comunque escludere che vi sia un collegamento con il nome del torrente giudicariese Chiese (che in antico era chiamato Clesus); e non va dimenticato che il lago di Lugano, in una carta che risale probabilmente all'epoca romano-imperiale (la Tabula Peutingeriana del III -V secolo), ciene detto Clisius (dagli studi di G. Anzilotti Maistrelli).

Di notevole importanza storica è stato il ritrovamento, il 29 aprile 1869, in località "Campi Neri", della "Tavola Clesiana", editto dell' Imperatore Tiberio Claudio, emanato il 15 marzo 46 d. C. con il quale concedeva alle popolazioni degli Anauni, dei Sindoni e dei Tuliassi la cittadinanza romana. L'originale è una tavoletta di bronzo alta 50cm. Larga 38 cm, dello spessore di 5 mm., del peso di 7140 grammi ed è conservata presso il museo storico della città di Trento mentre una fedele riproduzione è collocata nella piazza antistante il Palazzo Assessorile.

Cles visse il momento del suo massimo splendore nel periodo in cui fu Principe Vescovo della città di Trento il suo più famoso cittadino, Bernardo Cles (1485-1534), artefice di numerosi contributi al decoro urbano e alla Pieve dell'Assunta, antica chiesa in stile gotico-rinascimentale.

Una stupenda vista panoramica di tutta la Valle di Non si può ammirare dalla montagna di Cles, raggiungibile in pochi minuti. Si tratta di oltre duemila ettari di bosco incontaminato con  ricchissima flora e fauna.

Per diversi secoli l'economia rurale di Cles e delle valli del Noce oltre si è basata  sulla coltivazione della patata, dell' orzo, della segale e della vite, e sull'allevamento del baco da seta e sulla relativa lavorazione. Il momento di maggior sviluppo è stato verso la metà del secolo XIX. Alla fiera di maggio , che durava tre giorni, arrivavano commercianti da tutta l'Italia e anche dalla Francia, interessati alla pregiata merce.

L'industria del baco occupava intere famiglie e nutriva gran parte della popolazione. A completare la produzione sorsero ben presto le filande dove i bozzoli venivano dipanati per trarne matasse di filo. L'economia precipitò nel 1857, quando una grave malattia, la pebrina, che si trasmetteva attraverso un microrganismo presente nelle foglie del gelso, colpì il baco, ma si ebbe una graduale ripresa dieci anni più tardi, con la sconfitta della malattia. A Cles nel 1877 erano in funzione sette filande: nel contesto urbano alcune sono visibili ancor oggi. Dopo il 1945 tuttavia, per le mutate condizioni internazionali dell'economia, l'allevamento del baco da seta fu soppiantato quasi interamente dall'agricoltura; unica filanda specializzata nella confezione di paramenti sacri che rimase in attività fino alla fine degli anni Settanta fu quella della famiglia Viesi.

Cles vanta antiche tradizioni anche nell' industria e nell'artigianato, per l'intraprendenza e la laboriosità della sua gente. Oltre all'artigianato tessile e la tessitura artistica del ricamo sacro, famosa era l'arte della ceramica e la produzione delle stufe a "ole" e vasellame, da cui deriva il soprannome di "scudelari". A queste attività ormai quasi del tutto abbandonate si aggiungono oggi l'industria e l'artigianato, che vivono un momento di espansione con l'insediamento di attività produttive sempre più numerose e qualificanti alla periferia dell'abitato che porta verso il vicino comune di Tuenno e sulla direttrice principale per Trento.

Oggi l'economia del paese si basa per molta parte sull'agricoltura e in particolare sulla produzione della mela. Cles e la Valle di Non si pongono tra le zone frutticole più produttive dell'intera Europa con risultati economici di grande rilevanza.

Il comparto frutticolo prosegue con successo sulla strada della qualità. A partire dal 1989 si sono organizzate strutture associative e si sono sottoscritti dei protocolli di autodisciplina nei quali sono comprese le norme riguardanti tecniche colturali per ottenere una produzione di qualità nel rispetto dell'ambiente e per tutelare quindi sia il prodotto che il consumatore.

I consorzi cooperativi, sempre più attenti alla dinamicità dei mercati, hanno modernizzato i metodi di conservazione e commercializzazione della frutta. La vendita delle mele "scendialbero" è stata sostituita dalla commercializzazione di prodotto calibrato e confezionato, con l'obiettivo della qualità integrale, requisito essenziale per competere su mercati sempre più esigenti.

Anche il turismo comincia a essere un settore importante della vita economica del paese, con l'offerta di interessanti manifestazioni culturali, sportive e di svago, che si integrano nell'offerta turistica della Valle di Non.

Altri monumenti storici di particolare importanza sono: la Chiesa di S.Vigilio nel rione di Pez (sec. VII-VIII); La chiesa conventuale dei Padri Francescani nel rione di Spinazzeda (sec.XVII); la Chiesa di S.Lucia nella frazione di Caltron (sec.XII); la Chiesa di S.Pietro nella frazione di Maiano (sec.XII); la Chiesa di S.Vito (sec.XIII); la Chiesa di S.Tommaso nella frazione di Dres (sec.XI); la Chiesa di S.Lorenzo nella frazione di Mechel (sec. XIII).            

Pagina pubblicata Lunedì, 08 Luglio 2013 - Ultima modifica: Giovedì, 22 Maggio 2014

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