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La moltiplicazione del melo dal vivaio al frutteto

Allo scopo di ottenere produzioni di una determinata varietà, il melo deve essere innestato, così come in generale gli alberi da frutto. Una pianta è quindi costituita da due componenti: l’apparato radicale (portinnesto) e la parte superiore originata dalla marza o nesto. La pratica dell’innesto viene eseguita in vivaio e consiste nell’unire le due parti di una pianta che sarà in seguito messa a dimora nel frutteto.
E' così che innestando la Golden Delicious, la Renetta Canada o la Red Delicious su un portinnesto “Franco”, otterremo alberi grandi, con chioma a pieno vento, di forma a globo o a vaso a seconda del portamento della varietà, ma se invece le stesse varietà vengono innestate su un portinnesto “nanizzante” (il più usato è M9) la pianta rimarrà piccola, con chioma contenuta e porterà frutti che in gran parte si raccolgono da terra.
Un’altra importante caratteristica dei portinnesti nanizzanti, essendo ottenuti per moltiplicazione vegetativa, è quella di presentare uno sviluppo uniforme, mentre quelli provenienti da seme (franchi o selvatici) derivano ognuno da un incrocio diverso e raggiungono dimensioni molto differenti fra loro.
La diffusione quasi generalizzata dei portinnesti deboli (M9 o simili) è dovuta alla precoce entrata in produzione, ma anche alla facile esecuzione delle diverse operazioni quali la potatura, il diradamento manuale ed in particolare la raccolta. Un tempo, per raggiungere le cime delle piante, si utilizzavano scale in legno con molti gradini, mentre oggi la maggior parte delle operazioni colturali si svolgono da terra, con un sensibile aumento della sicurezza del lavoro oltre ad un risparmio nei costi di produzione.
La minore produzione ottenuta dalla singola pianta, viene compensata dal maggior numero di alberi presenti su una stessa superficie. I “vecchi” sesti di impianto prevedevano la messa a dimora di alberi ad una distanza fino a 10 metri l’uno dall’altro, mentre i frutteti moderni vengono realizzati a file distanti tra loro 3 - 4 metri con alberi allineati sul filare ad una distanza di 0,8 - 1 metro.
L’altra caratteristica di un impianto intensivo è legata alla precocità di entrata in produzione: un albero su portinnesto nanizzante può portare fiori già nell’anno di impianto e frutti all’età di due anni, mentre per raccogliere da un melo innestato su Franco si dovevano attendere anche 8 - 10 anni.

La frutticoltura moderna esige che la pianta ideale non vegeti eccessivamente, abbia un volume contenuto per facilitare e ridurrel’impiego di manodopera, non richieda troppi interventi di potatura e garantisca in breve tempo elevate produzioni di frutti pregiati ogni anno. Con il portainnesto M9, il più diffuso nelle aree frutticole europee, si ottiene questo risultato.

L’M9 ha buona affinità con la maggior parte delle cultivar; con quelle vigorose forma spesso un rigonfiamento molto pronunciato in corrispondenza del punto d’innesto. Produzione dei portinnesti clonali: margotta di ceppaia. Si parte dalla messa a dimora nel terreno dei portinnesti destinati a costituire le piante madri (ceppaia). Prima di effettuare l’impianto, in corrispondenza delle singole file, si apre un solco poco profondo, in modo che i portinnesti vengano a trovarsi con il colletto a un livello leggermente più basso rispetto al piano di campagna. Durante il primo anno le piante madri così ottenute si lasciano sviluppare indisturbate e solo poco prima della ripresa vegetativa del secondo anno esse vengono tagliate a livello del terreno.

Dal moncone rimasto fuoriescono vari germogli; quando questi hanno raggiunto una lunghezza di 10 – 15 cm, si provvede a coprire la loro base con terra, aggiungendone progressivamente altra mentre i germogli crescono, in modo che la loro base rimanga sempre coperta per un tratto di circa 15 – 20 cm. Durante l’estate i germogli così “trattati” emettono radici dalla base eziolata, per cui dall’inizio del periodo di riposo invernale, possono essere staccati dalla ceppaia e fornire così altrettanti portinnesti.
Con questo sistema si ottengono piantine con identiche caratteristiche (portinnesti clonali) in quanto non derivano da un incrocio. In vivaio le ceppaie di M9 si riconoscono dallo sviluppo medio e dal portamento più o meno sensibilmente aperto. I singoli rami sono di media lunghezza e robusti; le radici sono sottili, molto fragili e si estendono prevalentemente in superficie. Per ogni ceppaia non si sviluppano molti germogli, ma questi emettono abbondanti radici.

Produzione della pianta attraverso l’innesto a scudetto “Chip budding”.
Una pianta di melo si può ottenere in tempi e modalità diverse. Il sistema tradizionale prevede la messa a dimora dei portinnesti in vivaio a fine inverno; dopo aver vegetato per alcuni mesi, in agosto, quando la piantina è in piena attività, si procede all’innesto a gemma oppure a chip budding, che negli ultimi anni è il sistema più utilizzato. La primavera seguente si procede al taglio della piantina immediatamente sopra alla gemma innestata: la varietà è così posta nelle condizioni di crescere in modovigoroso.
Nei terreni fertili e dove le stagioni vegetative sono lunghe, come in Pianura Padana, in un anno si ottiene una pianta alta fino a 2 metri con numerosi rametti.

Pagina pubblicata Giovedì, 08 Gennaio 2015 - Ultima modifica: Martedì, 10 Febbraio 2015

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