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La mela nella storia e nell'arte

“La mela è il frutto prediletto che confortò i primi abitatori della terra e ha poi sempre accompagnato l’uomo dalla preistoria sino ai giorni nostri. Questo frutto attraente e salutare è sempre stato intimamente associato alle vicende dell’umanità - dal biblico albero della Scienza del bene e del male alle prime embrionali civiltà, ai popoli dell’antichità classica, nell’alto e basso medioevo, nel periodo aureo del rinascimento, in quello della colonizzazione dei nuovi continenti sino alle conquiste degli ultimi secoli - e ha in ogni tempo ispirato leggende sacre e profane, manifestazioni estetiche, e opere di insigni artisti, mentre ha giocondamente allietato il campo e il desco dell’uomo, portando un raggio di sole e un dono stupendo della natura financhè nei più lontani abitati brumosi del Nord.”

Nino Breviglieri, 1950

La mela è stata affrescata già in epoca antica: infatti la troviamo raffigurata in numerosi dipinti di Pompei, Ercolano e Roma. Anche nei secoli seguenti questo frutto è stato rappresentato nei capolavori di numerosi artisti. Si riportano di seguito alcune opere, celebri in tutto il mondo, che hanno come soggetto la mela

Giuseppe Arcimboldo

Giuseppe Arcimboldo o Arcimboldi, come è nominato in diversi documenti d’archivio (1526 - 1593) è stato un pittore italiano, noto soprattutto per le sue grottesche “Teste Composte”, ritratti burleschi eseguiti combinando tra loro oggetti o elementi dello stesso genere (prodotti ortofrutticoli, pesci, uccelli, libri, ecc.) collegati metaforicamente al soggetto rappresentato, in modo da desublimare il ritratto stesso.

Caravaggio

Nella famosa tela del Caravaggio “Canestro di frutta” (1597) compare una mela bacata.

René Magritte

Nel suo quadro “La grande guerra” (1964), il viso di un uomo è coperto da una mela, a simboleggiare l’annullamento dell’identità delle persone compiuto dalla guerra.

L’affresco della Madonna della mela nella chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano a Nanno

La chiesa di San Fabiano e Sebastiano è un edificio di origine preromanica posto in aperta campagna nel comune di Nanno.
L’interno conserva ancora diversi affreschi del XV secolo, in particolare una Madonna in trono col Bambino, di ottima fattura, di un ignoto autore di matrice lombarda, presente anche nella non lontana chiesa di Sant’Agnese a Tres ove ha lasciato dipinta la data 1475.
Questa icona chiamata popolarmente “Madonna della Mela” è in stile tardogotico con forti richiami al Rinascimento.
La Vergine è seduta su un trono marmoreo, è avvolta in un lungo mantello rosso, regge il Bambino Gesù sulle proprie ginocchia e osserva serenamente lo spettatore; il volto luminoso e tondeggiante, viene incorniciato dalle geometriche decorazioni gotiche dello sfondo.
Il Bambino, con una lunga veste gialla, accarezza teneramente il collo della madre mentre alza la mano destra in segno di benedizione. Al centro della composizione, nella mano sinistra della Madonna, vi è la mela.
Leggere dita allungate reggono il frutto che fa di Maria la Nuova Eva, la madre della salvezza: Eva, la madre del peccato e della morte, viene sostituita da Maria, madre di Colui che dona grazia e vita.

La scimmia e la mela affrescati nel Palazzo Moremberg a Sarnonico

Palazzo Moremberg a Sarnonico, in Alta Valle di Non, attualmente sede del municipio, è un pregevole esempio di architettura signorile cinquecentesca delle Valli del Noce. L’esterno è semplice e arcigno, con barbacani e finestre architravate in pietra bianca, mentre l’interno è caratterizzato da un susseguirsi di stanze decorate da affreschi, tra i quali compare anche la scimmietta con in mano la mela.

La mela di Adamo ed Eva nel Palazzo Assessorile di Cles

Situato nel centro storico di Cles, il Palazzo Assessorile è uno dei più preziosi e interessanti edifici medievali del Trentino.
La sua storia è molto antica e piena di vicissitudini che l’architettura riflette nel suo evolversi ed adattarsi ai tempi.
L’aspetto attuale è frutto di una ricostruzione quattrocentesca della più antica torre duecentesca che sorgeva nel sito. Le stanze del secondo piano sono decorate da una serie di ampie ed articolate decorazioni rinascimentali ad affresco datate 1543 ed opera della bottega veneta di Marcello Fogolino.
Il restauro cui il palazzo è stato sottoposto, terminato nel 2009, ha portato alla luce nelle stanze del terzo piano notevoli affreschi prima sconosciuti.
Nelle stanze del Camino e del Torricino si possono ammirare interessanti affreschi di ispirazione biblica, opere di un pittore tedesco della seconda metà del Cinquecento che rappresentano un vero e proprio ciclo pittorico narrativo.
La mano dell’anonimo artista si discosta fortemente dalla fogoliniana classicità degli altri affreschi presenti nel palazzo, mostrando da un lato una minore qualità pittorica e dall’altro maggiori capacità narrativa e minuzia descrittiva, propria degli autori nordici.
Il ciclo veterotestamentario privilegia episodi noti quali la Creazione e le Dieci piaghe d’Egitto: in primo piano l’anonimo autore rappresenta il Peccato originale, con Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden.
Ingannati dal serpente e intrappolati dal loro stesso desiderio di conoscenza, i due progenitori stanno per raccogliere i rossi frutti dell’Albero della conoscenza del Bene e del Male, descritto da tradizione come un rigoglioso melo.
La mela, simbolo di sapienza, è qui il frutto del peccato primigenio; Eva, non resistendo al suo fascino, ne ha fatto il frutto della tentazione per eccellenza. Anche per questo la mela diviene nella storia un frutto legato alla figura femminile e al suo potere di seduzione.

Madonna della mela (Maria Zell) nella chiesa di San Viglio a Pez di Cles

Nel 1716 Vigilio Prati intagliò un nuovo altare per la chiesa di san Rocco e nel 1722 ne fu affrescato l’interno dal pittore Pietro Dallatorre. Delle statue lignee dell’epoca è pervenuta a noi solamente quella di Maria Zell, conservata ora in edicola nella chiesa di san Vigilio a Pez (XIII sec.). Fu infatti fra le poche cose salvate dall’incendio del 1824 che rase al suolo l’ospedale della Confraternita dei Battuti e l’annessa chiesa di San Rocco.
La statua della Madonna, opera del Prati fu ritenuta miracolosa e particolarmente venerata dai Clesiani. La Madonna e il Bambino tengono in mano una mela ed una pera. La tradizione dice che la statua veniva portata in processione per tener lontana la grandine durante la guerra del ‘14 - ‘18.

Pagina pubblicata Venerdì, 09 Gennaio 2015 - Ultima modifica: Giovedì, 19 Febbraio 2015

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