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La coltivazione del melo nel territorio di Cles

1° PERIODO: dalle origini fino al termine della prima Guerra Mondiale

Il melo è sicuramente presente in Valle di Non da diversi secoli: cìò testimonia che questa pianta ha trovato in zona il suo habitat ottimale. I primi riferimenti documentati si trovano nelle Carte di Regola di Dardine (anno 1564) e di Cles (anno 1641).
E' a partire dal 1700 che possiamo parlare di vera e propria coltivazione del melo in zona: i primi alberi sono stati piantati e coltivati nei terreni posti in prossimità delle abitazioni di famiglie nobili o all’interno delle mura dei conventi.
Le produzioni nonese iniziano già in quegli anni a raccogliere i primi meritati riconoscimenti: infatti nel 1739, in una lettera spedita da Vienna, veniva richiesto ad una famiglia di Cles l’invio di mele della varietà Rosmarini.
Fino agli inizi dell’ottocento il melo era coltivato quasi esclusivamente per l’autoconsumo; qualora la produzione fosse risultata abbondante, poteva servire come merce di scambio. Nel 1852, la realizzazione del canale irriguo che ha portato a Cles l’acqua da Tovel ha contribuito in modo decisivo alla piantagione del melo su vaste aree del territorio.
Negli scritti dell’ing. Giuseppe Ruatti (Rabbi 1886 - Cles 1955) troviamo che il diffondersi della frutticoltura non è stato privo di ostacoli, in quanto gli alberi andavano ad interferire con le colture allora più praticate (gelso, vite, cereali, patate, prato, ecc.); la presenza di colture  diverse creava alcuni problemi
di “convivenza”, aggravati dalla piccola dimensione degli appezzamenti. I meli sono usciti in quegli anni dai “broli” (terreni situati in prossimità delle abitazioni) per andare ad occupare nuove e più ampie superfici.
“La pomologia ha un bel avvenire in Val di Non...” viene riportato nella pubblicazione Statistica Trentina del 1873. Verso fine ottocento molte famiglie della valle di Non hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo della frutticoltura; per quanto riguarda Cles meritano una citazioni le famiglie Viesi, Lorenzoni e Dallago.

2° PERIODO: tra le due Guerre Mondiali

Trascorsa la triste fase storica della prima guerra mondiale, va ricordato un evento importante che ha posto le premesse per il positivo sviluppo della frutticoltura trentina: il “Congresso Pomologico di Trento - anno 1924”.
In quegli anni Vittorio Zanon, scriveva: “Frutta e bestiame diventano i prodotti fondamentali dell’azienda, ambedue monetizzanti ed integrantisi a vicenda”. Mele e pere da quel momento hanno assunto un peso crescente nell’economia agricola di Cles e della valle di Non. La frutticoltura trentina viene così descritta nel 1931: “Ha il suo centro principale in valle di Non … Sono specialmente i comuni di Tassullo, Tuenno, Cles, Livo, Revò e Brez che danno la grande massa delle mele e delle pere e il cui territorio coltivabile si va trasformando press’a poco in un solo grande frutteto”. (Aspetti della Economia del Trentino - dati statistici 1927-1929).
In questo periodo è doveroso ricordare l’attività di Giuseppe Ruatti che, attraverso approfonditi studi e numerose pubblicazioni, ha contribuito in modo determinate al progresso dell’agricoltura non solo clesiana, ma anche italiana.
Ruatti così immagina il futuro della frutticoltura nonesa e clesiana: “Fra brevi anni un panorama suggestivo e fragrante si presenterà al visitatore di primavera, allorquando il territorio sarà ricoperto di pomacee in fiore, mentre d’autunno si svolgerà lieta la raccolta per la fornitura invernale della frutta ai ceti urbani”.
Queste previsioni trovano conferma nei documenti conservati nella boccia del campanile della Chiesa di S. Maria Assunta di Cles dell’anno 1944: “la frutticoltura ha trasformato il volto della valle; il 60% della produzione di mele è dato dalla Renetta Canada mentre tra le pere prevale il “pero del Curato (comunemente chiamato Spadone)”.
Interessanti risultano la tabella ed il grafico che illustrano il quadro produttivo ipotizzato di un impianto di Renetta Canada (pratofrutteto) realizzato mettendo a dimora 100 piante per ettaro innestate su franco.

E' interessante ricordare come l’ing. Ruatti ponga notevole importanza alla preparazione dell’agricoltore: “per diventare validi frutticoltori è necessario che passi una generazione”.
Per quanto riguarda la difesa antiparassitaria, gli agricoltori dovevano porre molta attenzione a difendere i loro alberi da frutto con mezzi agronomici o meccanici (esempio battiture delle piante per catturare e distruggere gli antonomi, i maggiolini, allontanamento delle squame di corteccia con raschiatoi e spazzole metalliche, ecc.) poiché i prodotti disponibili per le irrorazioni erano davvero pochi e quelli più impiegati erano: “Acqua calda, Arsenico, Legno quassio, Nicotina, solfato di rame e di ferro, piretro”.

(Almanacco agrario 1921)
La distribuzione delle irrorazioni fino agli anni 1930 - 1935 è avvenuta con mezzi esclusivamente manuali, mentre l’entrata in commercio delle prime motopompe ha contribuito a facilitare e rendere più efficace questa operazione. Negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale vennero messe a dimora anche a Cles le prime piantine di una nuova varietà: la Golden Delicious.
Molto interessante e dettagliata è la descrizione di questa cultivar contenuta nell’Almanacco Agrario del 1934 dove tra l’altro si afferma che: “Nei vivai del nostro Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa sonvi quattro piante di questa varietà le quali hanno fornito le marze per la moltiplicazione in nestaio. Contano sei anni d’impianto e già da quattro sono entrati in produzione”.

3° PERIODO: dal 1950 ai giorni nostri

E' questo un periodo molto lungo e ricco di cambiamenti che si sono succeduti a catena. Tra le persone che hanno contribuito al progresso della frutticoltura clesiana nell’immediato dopoguerra va ricordato il perito agrario de Bertolini Vincenzo, responsabile dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Trento Ufficio di Cles.
Interessanti sono alcuni consigli che il p.a. de Bertolini fornisce ai frutticoltori nel fascicolo Appunti di frutticoltura del 1946: “L’errore di piantare troppo fitto è comunissimo tra i contadini… quindi consiglia: per peri sul franco metri sette-dieci, per peri sul cotogno metri tre-cinque, per meli sul franco metri otto-dodici, per meli sul dolcino metri cinque-sette”.
Riguardo alla potatura, dopo aver descritto i difetti della potatura lunga e di quella corta, afferma che “la via di mezzo è certo la migliore, ma la si deve applicare potando piuttosto lungo”. E prosegue “la potatura deve essere leggera nell’anno seguente ad uno di raccolto abbondante, … se necessario sarà integrata dal diradamento dei frutti”.
In relazione alla concimazione, richiama l’importanza di porre maggior attenzione a fertilizzare il terreno invece di “preoccuparsi tanto di dare alla pianta che si coltiva ciò di cui ha bisogna anno per anno”.
A partire dagli anni sessanta, la frutticoltura di Cles ha subito un cambiamento radicale e veloce, principalmente per merito della realizzazione su tutto il territorio agricolo del nuovo impianto irriguo a pioggia.

Il declino del pero

Fino al 1970 la coltura del pero mantiene una importanza simile a quella del melo, raggiungendo il 35% della produzione frutticola totale. In particolare a Cles nella frazione di Mechel il pero era molto coltivato; tra le varietà inizialmente prevale la Spadona o Curato, mentre in seguito è la Buona Luigia quella che risulta più redditizia.
Altre varietà che meritano di essere ricordate sono la Buon Cristiano Williams, alcune Butirre e la Kaiser Alexander. A partire dal 1970 la coltura del pero ha visto un rapido ed inarrestabile declino dovuto ad una maggiore resa economica del melo ed ai forti attacchi di Psilla e Ticchiolatura che non si riuscivano a controllare in modo efficace.

Assetto varietale melo

A partire dagli anni ’60 - ’70 si conferma pienamente la grande vocazione della zona per la produzione della Golden Delicious, grazie alle ottime caratteristiche qualitative della frutta prodotta. La diffusione di questa varietà è stata favorita anche dalla costruzione dei moderni magazzini per la conservazione e lavorazione delle mele.
Infatti nelle celle ad atmosfera controllata, dove viene abbinato l’effetto del freddo a quello di un’ atmosfera povera di ossigeno e ricca di anidride carbonica, si è attualmente in grado di conservare le mele, raccolte al momento giusto, per almeno 8 -10 mesi, ma in caso di necessità anche per un anno intero!
La Renetta Canada, che negli anni ‘50 - ’60 era la varietà di mele più coltivata (fino al 60 - 70% della produzione complessiva), ha registrato con il trascorrere
del tempo un decremento significativo, sia in termini di superficie piantata che di produzione ottenuta.
Anche ai giorni nostri resta una varietà tipica della zona, molto interessante per gli agricoltori ed apprezzata da un affezionato gruppo di consumatori. Merita
di essere ricordata la “rusticità” della varietà, che si evidenzia in particolare con una bassa predisposizione a subire attacchi da ticchiolatura.
Accanto a queste due varietà principali un ruolo importante è ricoperto dal gruppo delle Red Delicious (comunemente conosciute anche come Delicious Rosse o Stark), sia per la quantità mediamente prodotta nell’ordine del 10%, ma soprattutto per la loro funzione di buona cultivar impollinante.
Negli anni ottanta in Valle di Non sono stati realizzati alcuni impianti di tre nuove varietà provenienti dal centro-nord Europa: Gloster, Jonagold ed Elstar.
Tuttavia i deludenti risultati produttivi, ma soprattutto economici, hanno portato in breve tempo alla loro estirpazione.
Negli ultimi anni si è riscontrato un interesse crescente per le varietà Fuji e Gala.

Pagina pubblicata Giovedì, 08 Gennaio 2015 - Ultima modifica: Martedì, 10 Febbraio 2015

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