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Adolf Vallazza. Una storia scritta nel legno

6 luglio - 23 settembre 2018 | Palazzo Assessorile - Cles

Al Palazzo Assessorile di Cles vi attende la mostra "ADOLF VALLAZZA. UNA STORIA SCRITTA NEL LEGNO", a cura di Gabriele Lorenzoni.

Adolf Vallazza (Ortisei, 1924) è una figura iconica nel panorama della scultura contemporanea nazionale e internazionale.

Coraggioso e ostinato sostenitore dell’intaglio ligneo, ha dedicato la propria vita ad una tecnica che fino agli anni ‘50 era relegata alla pratica artigiana, elevandola a dignità artistica. Nonostante si avvii al secolo di vita accetta con entusiasmo la sfida di porre i propri lavori in dialogo con gli spazi del Palazzo Assessorile. L’edificio, che non nasconde le sue stratificate e complesse vicende architettoniche e d’uso, si lascia contaminare dai legni antichi di Vallazza, nella scrittura di una storia comune, quella delle genti di montagna.

Quasi 100 opere, che coprono oltre quarant’anni di produzione, invaderanno il Palazzo: dalle celebri sculture astratte, su tutte il ciclo dei Totem, agli arcaici e fantasiosi Troni, fino alla produzione figurativa, meno nota al pubblico ma di grande forza evocativa. Sarà questa l’occasione per ammirare inoltre una parte della sterminata produzione grafica del Maestro.

Profilo biografico

Adolf Vallazza nasce nel 1924 a Ortisei, dove oggi ha sede il suo atelier. Figlio d’arte, manifesta fin da subito una particolare attitudine creativa. Frequenta l’Istituto Artistico di Ortisei e apprende il mestiere dello scultore nella bottega di Luis Insam Tavella. Divenuto maestro d’arte, ricava il suo primo atelier in una stube offertagli dal padre, dove si dedica alla scultura figurativa: madonne goticheggianti, scene tratte da saghe ladine, ritratti di contadini e diversi modelli per la ditta ANRI di Santa Cristina.

In una prima fase, pur non allontanandosi dal solco della tradizione locale, si distingue per una peculiare interpretazione espressionista della figura umana.

Elegge l’intaglio ligneo a sua professione, gestendo una bottega che arriva a contare 7 dipendenti. La sua insofferenza verso la pratica artigiana si fa sempre più marcata con il passare degli anni: dapprima dedica il sabato alla realizzazione di opere autonome per poi arrivare, con il sostegno della moglie, alla coraggiosa decisione di dedicarsi a tempo pieno all’arte, abbandonando i modelli e le iconografie delle tradizione.

Inizia così, a partire dagli anni Sessanta inizia una vivace attività espositiva, che lo vede protagonista sia in Italia che all’estero, mentre il suo studio è frequentato da importanti critici d’arte come Garibaldo Marussi, Luciano Budigna, Giorgio Mascherpa, Giuseppe Marchiori, Enrico Crispolti e Paolo Viti. All’inizio degli anni Settanta conosce il fotografo Gianni Berengo Gardin, con il quale stringe una sincera amicizia e collaborazione, che prosegue tutt’oggi: alcune delle più intense fotografie delle sue opere sono raccolte in un recente volume, edito da Contrasto.

Dagli anni Settanta in poi giungono a maturazione tutti gli stimoli e gli sforzi di ricerca e l’artista si afferma grazie a un linguaggio originale, che si orienta in maniera decisa verso l’astrazione: “ho iniziato a lavorare con il legno antico, quasi per caso. Il mio vicino aveva comprato il legno di un vecchio fienile da ardere durante il rigido inverno. Osservandolo da vicino mi sono reso conto che era perfetto per ciò che volevo scolpire: forme astratte e intersecazioni geometriche. Si stava esaurendo l’influenza dell’impressionismo sulla mia arte: quando ho incontrato il legno vecchio è stata una svolta”.

Il linguaggio astratto caratterizza il ciclo dei Totem e dei Troni, serie cardine della sua produzione artistica che gli assicurano il definitivo riconoscimento internazionale.

Non abbandona comunque del tutto la figurazione, portando avanti in maniera parallela un ciclo di lavori che indaga il corpo umano, con legami complessi sia con la tradizione iconografica che con la quotidianità del lavoro e della vita in montagna.

Ogni scultura è ideata partendo da uno studio grafico mediante disegni,  acquerellati o a pastello, che rappresentano un interessante corpus di lavori pressoché inediti. Questi disegni fortemente scultorei si riverberano poi nella loro forma lignea, che mantiene una spiccata vitalità pittorica data sia dal suo sviluppo verticale sia dalla natura policroma.

Vallazza resta legato alla Val Gardena durante tutto il corso della sua vita, coltivando nel contempo un ricco intreccio di relazioni esterne, che gli consentono di vivere la doppia dimensione di uomo di montagna e artista consapevole e aggiornato.

A novantaquattro anni, dopo aver superato una difficile malattia, ha ripreso a scolpire e disegnare, a leggere e a ricevere nel suo atelier di Ortisei amici e collezionisti, critici e direttori di Museo.

Recentemente è stato istituito l’Archivio Vallazza, che cura la catalogazione delle opere del Maestro.

Ingresso libero

ORARI:

Lunedì 14.30 - 18.30

Dal martedì alla domenica 10.00-12.30 / 14.30-18.30

In luglio e agosto aperture serali sabato e domenica con orario 20.00 - 22.00

Info: 0463 662091 / 0463 421376 / 0463 662041

cultura@comune.cles.tn.it

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Pagina pubblicata Giovedì, 28 Giugno 2018 - Ultima modifica: Mercoledì, 18 Luglio 2018

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